Cosè il Teatro dell’Oppresso

Il teatro dell’Oppresso dà voce alle persone oppresse.

Attualmente vi sono analisi critiche sul significato dei termini Oppresso e Oppressione. Non parlerò di questo dibattito adesso.

Il teatro dell’Oppresso dà voce alle persone emarginate. Permette alle persone che vivono ai limiti della società di compiere una trasformazione intellettuale.

Il Teatro dell’Oppresso è uno spazio intellettuale dove Attori e Spettatori si ritrovano in un percorso di apprendimento comune grazie alla creazione di un dialogo, uno spazio dove vengono rotti i monologhi culturali e si sviluppa un pensiero critico collettivo.

E’ uno spazio intellettuale che permette ad attori e spettatori di compiere un viaggio intellettuale. Durante questo viaggio si sviluppa un pensiero critico, che permette di andare in profondità nell’analisi degli aspetti critici dell’oppressione presentati sul palcoscenico.

Le persone che compiono questo percorsp partono dall’esperienza per arrivare alla teoria. Partono dai risultati per arrivare alle motivazioni. Partono dagli effetti per arrivare alle cause.

È fondamentalmente un’esplorazione intellettuale che rompe la passività di spettatori ed attori.

Boal (il fondatore del Teatro dell’Oppresso) ha definito gli spettatori Spett-Attori. Secondo la mia definizione gli Spett-Attori, rompendo la passicità, diventano Spett-Attivisti e gli Attori diventano (Attori)-Attivisti.

In altre parole, nel Teatro dell’Oppresso gli attori e gli spettatori creano il copione, che racconta la presa del potere intellettuale, direttamente sul palcoscenico.

Possedere il potere intelletuale significa rompere la passività presente al di fuori del palcoscenico, significa trasformarsi in Spett-Attivisti e (Attori)-Attivisti.

In questo modo recitare e fare attivismo si integrano tra loro in una pratica che definiamo Teatro dell’Oppresso.

Senza quest’integrazione per me è difficile definire una pratica teatrale Teatro dell’Oppresso.

Nel Teatro dell’Oppresso l’estetica appare come arte di apprendere. Dunque nel Teatro dell’oppresso gli attori e gli spettatori, che insieme rappresentano un collettivo di persone oppresse, apprendono e si trasformano.

Questa trasformazione intellettuale è un viaggio estetico. Per me il Teatro dell’Oppresso è un viaggio intellettuale!

(Intervista e traduzione: Antonio Graziano)

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