È possibile entrare in contatto con persone in coma ed altri stati alterati di coscienza

Traduzione in italiano al di sotto del video

Essere vicini al persone in stati alterati di coscienza può essere molto difficile, ma può essere anche un cammino di riscoperta del potere del nostro Cuore!

Ancora oggi molto spesso le persone in stati alterati di coscienza (coma, stato vegetativo o stadi avanzati di demenza) sono descritte o definite come persone che non rispondono a stimoli esterni.

Definire così una persona è molto delicato dal punto di vista etico.

Il motivo per cui definiamo la condizione di una persona in stato alterato di coscienza non dipende solo dalla situazione in cui si trova quella persona. Dipende piuttosto il fatto che non riusciamo ad ammettere che siamo in difficoltà e non sappiamo cosa fare o come entrare in relazione con qualcuno che non parla e non comunica più attraverso la parola.

Sarebbe più onesto ed utile parlare delle nostre difficoltà, del fatto che non abbiamo strumenti o abbiamo strumenti limitati per entrare in comunicazione.

Tuttavia, esiste la possibilità di entrare in connessione con persone in coma ed in altri stati alterati di coscienza. L’Arte del Processo o Psicologia Orientata al Processo (Process Work o Process Oriented Psicology) creata da Arnold Mindell rappresenta un vasto corpo di teorie e metodi per comunicare ed entrare in relazione con persone in stati alterati di coscienza.

Il primo passo è assumere che esiste sempre un livello di coscienza, anche in persone in coma e stato vegetativo.

Bisogna osservare i segnali che da un punto di vista medico normalmente vengono definiti comportamenti riflessi.

Nel Process Work questi comportamenti sono considerati come possibili segnali che la persona utilizza per esprimersi e per sviluppare un maggior livello di coscienza. Possiamo dunque stabilire un canale di comunicazione a partire da questi segnali.

Uno dei metodi più importanti è quello che viene definito “amplificazione”.

Amplificare significa rendere questi segnali più forti in modo da incrementare e scoprire i significati nascosti sotto tali segnali.

Partiamo dunque dal presupposto che esiste un livello di coscienza nelle persona in coma e stato vegetativo, e che queste persone vivono delle esperienze, nel loro mondo interiore, che possono essere manifestate con dei segnali visibili o percepibili dall’esterno.

Per entrare davvero in relazione dobbiamo considerare che quella persona si trova in un differente stato di coscienza.

Ciò significa che anche noi possiamo diventare più coscienti del nostro stato di coscienza, possiamo acquisire uno stato leggermente alterato di coscienza. Detto in altre parole possiamo diventare più coscienti o ampliare la nostra coscienza. Oppure, per utilizzare un’altra espressione, possiamo entrare in uno stato di meditazione, in modo da sintonizzarci profondamente con l’esperienza della persona che si trova in stato alterato di coscienza.

Un’altra cosa molto utile è seguire il ritmo della respirazione.

Nell’ambito del Process Work seguire il ritmo della respirazione viene messo in pratica con ogni paziente fin dall’inizio, anche con pazienti in terapia intensiva o con respirazione artificiale. È importante seguire il ritmo respiratorio, anche se quel ritmo è generato da una macchina.

Seguire la respirazione ci aiuta a entrare maggiormente in contatto con noi stessi. Sentiamo il nostro corpo, il nostro respiro. Ed è particolarmente utile per sintonizzarci con l’esperienza del paziente.

La fase successiva è osservare e riprendere segnali minimi.

Ci possono essere segnali di movimento, come la deglutizione o il movimento degli occhi, o cambiamenti nel colore della pelle oppure nel ritmo del respiro o il rilascio delle tensioni nel collo e nella postura.

Bisogna nominare ad alta voce questi segnali. Bisogna amplificarli nominandoli o addirittura riprodurli per renderli più grandi ed evidenti, in modo da aumentare l’esperienza che la persona sta vivendo in quel momento.

È importante che ogni azione eseguita da parte nostra riceva una risposta che proviene dal paziente.

Per ogni cosa che diciamo, per ogni azione che compiamo, è importante cercare una risposta da parte del paziente. Questa è la base etica che permette davvero di accompagnare quella persona e ricevere dei segnali per comprendere cosa le sta accadendo.

Nel compiere le azioni descritte in precedenza è possibile che il numero e la frequenza dei segnali emessi dalla persona aumentino. Quella persona, che si trova in stato alterato di coscienza, diventa più viva, più presente. La nostra relazione con lei diviene più profonda. Possiamo sentirci davvero in contatto con quella persona, al di là delle parole.

La prima cosa, la più importante, non è tanto riuscire ad aiutare qualcuno ad uscire dal coma o aiutarlo a morire. Il Process Work è piuttosto uno strumento per accompagnare quella persona lì dove sta andando, qualsiasi sia il suo percorso. Questo è ciò che davevro importa dal punto di vista etico.

Ma possiamo anche constatare che entrando davvero in relazione profonda con i pazienti e accompagnando la loro esperienza interiore anche i sintomi fisici cambiano.

Il Process Work può essere parte di un processo riabilitativo per persone in coma ed in altri stati alterati di coscienza.

È una pratica che possiede un grande potenziale, in quanto è in grado di accompagnare delle persone che, per il loro stato, spesso risultano emarginate dalla società (perché apparentemente non possono entrare in relazione n.d.a.).

Ma il Process Work ha a che vedere anche con la situazione che vivono i familiari delle persone in stato alterato di coscienza.

Come familiari o caregivers è un’occsione di crescita ed una possibilità per migliorare il sentimento di integrazione con noi stessi. Nel mettere in pratica questa metodologia stiamo generando un cambiamento prima di tutto dentro di noi. Stiamo imparando ad esercitare la pratica della compassione.

Dunque, non esitate! Fate di tutto per entrare in contatto con persone in coma ed in altri stati alterati di coscienza.

Grazie

(Traduzione di Antonio Graziano)