Bologna, 12 Giugno

Cambiare il mondo anche in constesti che sembrano inaccessibile è possibile. E noi abbiamo accettato la sfida, presentando il Teatro Foro alla casa circondariale Dozza.

“Dai ragazzi, dobbiamo rivedere il nostro spettacolo e fare ancora delle prove. Un altro sforzo e poi è finita!”. Con questa frase il Teatro della Tenerezza si preparava ed entrare in scena per l’ennesima volta, davanti all’ennesimo pubblico, sull’ennesimo palcoscenico. Ma questa volta era differente. L’ho capito davvero solo pochi istanti prima di andare in scena.

lo quando eravamo circondati dal cemento e dall’acciaio della casa circondariale Dozza, di Bologna, mi sono reso conto del luogo in cui mi trovavo. La mia mente si inventava mille domande, come se fosse la prima volta che andassimo in scena: “ci lasceranno entrare?”, “faranno entrare i nostri strumenti?”, “lasceranno entrare tutti gli attori e gli attrici?” e poi “cosa troveremo dentro? riusciremo a dialogare con le ragazze del carcere? come ci tratterà il personale penitenziario? e se si scatenano dei momenti di violenza?”.

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Wau! Quante domande! Tutte svanite nell’istante in cui abbiamo scoperto che una persona è una persona! Nient’altro. Tanta gioia nel giocare con le ragazze del Dozza per creare quel clima conviviale che ci avrebbe poi permesso di creare il Foro. Tanta emozione nel presentare “Sbocco Lavorativo”, spettacolo appositamente rivisto per essere presentato a un nuovo pubblico. Tanta soddisfazione nel vedere le emozioni di tutte le persone presenti, una ventina tra le ragazze, i docenti ed i rappresentanti della direzione. Tanta felicità nel condurre il Foro e vedere partecipazione e voglia di entrare nel palcoscenico per sostituire la protagonista della storia.

Insomma, vale proprio la pena dirlo: con il teatro lo spettacolo è sempre diverso! Anche raccontando la stessa storia ogni spettacolo di teatro foro raccoglie nuovi punti di vista, nuove proposte, nuove alternative, nuovi strumenti collettivi per superare le ingiustizie. “Sbocco lavorativo” è uno spettacolo che parla di abusi sessuali in ambito lavorativo. Ma parla anche della precarietà nel mondo del lavoro, di quanto è difficile far sbarcare il lunario ed avere una vita degna. E’ così che Chiara, la protagonista della storia, diventa la voce di tutte le persone che, strette dall’ansia economica, finiscono in giri rischiosi e qualche volta finiscono dietro le sbarre.

E’ così che il teatro foro diventa un teatro dietro le sbarre per costruire un cammino verso la libertà. Un cammino fatto dalla presa di coscienza che la realtà è complessa, ma che, con le nostre forze e per mezzo della costruzione di relazioni solidali, possiamo decidere di cambiare questa realtà. Il messaggio del teatro per noi, oggi è questo: in carcere puoi entrarci, ma dal carcere puoi uscirci con le tue forze e con quelle di braccia amiche!

Antonio

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