Loiano, 13 Novembre

E’ possibile inventare una scuola dove ciascuno esprima al massimo i propri talenti? E’ possibile costruire un’AltraEducazione?

La scuola è un meraviglioso strumento di cambiamento sociale ma anche un delicato contenitore dove insieme alla conoscenza condividiamo il rischio di alimentare la noia e la demotivazione di studenti ed insegnanti. Mi chiedo se una scuola dove ci sono banchi, libri, interrogazioni e voti vada bene per tutti. Mi chiedo se una classe dove tutti fanno le stesse azioni per raggiungere gli stessi risultati possa davvero creare persone felici. Mi chiedo come si possa costruire un’AltraEducazione.

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Penso che ogni docente sia una persona eccezionale, che investe tante energie per dare ai suoi ragazzi degli strumenti per acquistare autonomia e continuare il proprio cammino. Penso anche che ogni docente viva le sue contraddizioni ed interpreti alla propria maniera il potere da cui viene investito ogni volta che entra in classe.

Penso che ogni studente sia una persona eccezionale, che accetta di svegliarsi ogni mattina e sopravvivere al ping pong di materie, insegnanti ed attività che la scuola propone. Penso anche che ogni studente viva delle tensioni, trascinato in direzioni diverse dalla scuola, dalla famiglia, dagli amici e da altre agenzie educative.

Quest’anno, appena entrato in classe, ho disposto i ragazzi in cerchio. Il cerchio è l’unica risposta che ho trovato, fino ad oggi, alla mia ricerca. Il cerchio impone di guardarci tutti in volto. Il cerchio ci mette tutti alla stessa altezza, e differenzia le persone per quello che valgono, non per il posto dove sono state collocate.

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Stare in cerchio è difficile. Bisogna mantenere permanentemente l’attenzione, essere sempre partecipi, sempre pronti ad intervenire. Stare in cerchio significa accettare le differenze, essere pronti a rinunciare alla propria posizione, riconoscere di essere imperfetti, prendere decisioni per consenso. Stare in cerchio significa anche rinunciare al cerchio se non tutti i suoi membri sono d’accordo.

Bisogna costruire una scuola in cerchio. Una scuola in cerchio è la metafora di una pedagogia dell’ascolto. Dove ciò che conta è l’altra persona, chi mi sta di fronte, studente o insegnate che sia. Ciò che conta è comprendere le sue necessità, i suoi sogni, i suoi interessi, le sue passioni.

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In una scuola in cerchio ogni studente mostrerebbe tutti i suoi talenti e darebbe il meglio di sé. In una scuola in cerchio, ogni insegnante sentirebbe che il suo lavoro ha davvero un senso. In una scuola in cerchio può nascere il nuovo mondo, dove ciascun essere umano è in grado mettere a disposizione le sue abilità e brillare di luce propria!

Antonio