Barbiana, 4 Settembre

Si scrive educazione e si legge liberazione. Liberazione dalla paura di non essere adeguati, dal timore di non essere all’altezza. Dalla timidezza che ci impedisce di dire: “voglio realizzare i miei sogni ed essere felice”.

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Educazione come cammino per scoprire i talenti che possediamo ed attraverso di essi spiccare il volo. Ed oggi sto volando davvero alto. Ho il cuore pieno di gioia! Sono stato per la prima volta a Barbiana, il luogo dove mezzo secolo fa Don Lorenzo Milani ha creato un nuovo modo di fare scuola. Lo ha fatto insieme ad un gruppo di ragazzini, figli delle montagne e della povertà. Quel prete un po’ burbero e scomodo per molti, che fu spedito in capo al mondo perché non desse fastidio, ritrovò in quel luogo un’opportunità. Come? Semplicemente decidendo di Amare e di trarre il meglio dalle persone da cui era circondato. Don Milani seppe vedere la luce presente in ciascuno dei suoi studenti, quei ragazzi che ogni mattina camminavano 4 ore, pur di essere presenti alle lezioni.

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Lezioni che duravano intere giornate, o anni interi, attraverso la condivisione, la costruzione della fiducia, il lavoro manuale ma anche l’apprendimento della lingua, lo studio della storia e della costituzione. Una maniera di fare educazione che coincideva con una maniera di vivere. Così è nata l’esperienza della scuola di Barbiana, un’esperienza che ha cambiato per sempre la vita di quei ragazzi di montagna.

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Un “non-modello” che ancora oggi viene studiato e ri-inventato in tanti contesti educativi. Un “non-modello” straordinariamente sovversivo, che ha generato una critica, attualissima, al sistema politico-economico ed al sistema scuola, critica sistematizzata meditante “Lettera ad una professoressa”, il libro scritto dai ragazzi di Barbiana insieme a Don Milani. Ho letto quel libro più di 15 anni fa. Provo una profonda gratitudine per la persona speciale che mi ha donato quel libro tanto tempo fa. A partire da quella lettura, ho fatto tanta strada, passando per l’America Latina di Paulo Freire e di Agusto Boal, per ritornare in Italia, da dove ero partito.

Ed oggi, lo posso dire a viva voce, sono pronto a vivere nuove esperienze educative. Lo sono anche grazie a Barbiana ed al seminario che ho scoperto in piena estate, un appuntamento che il movimento Insegnareducando organizza ormai da 6 anni. Un’occasione speciale, poter condividere un fine settimana con 40 educatrici ed un paio di coraggiosi educatori e percorrere insieme il sentiero su cui si sta costruendo, all’interno della scuola, un’altra educazione. Un sentiero dove alla parola si affianca la meditazione, il teatro, la danza ed il linguaggio degli abbracci. Una maniera di pensare l’educazione dove ciò che conta sono le relazioni, il guardarsi occhi negli occhi tra educatori ed educandi, il riconoscere che ogni volta che insegniamo stiamo apprendendo qualcosa, la convinzione che possiamo costruire canali di comunicazione orizzontali e distribuire il potere perché tutti insieme, insegnanti, studenti, genitori e ciascun membro della società, possiamo decidere che scuola vogliamo.

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Come ri-inventare una nuova educazione, laica ed egualitaria? Riformare la scuola pubblica è uno dei modi, a cui si affiancano altre alternative, che polarizzano ed arricchiscono il dibattito. Qualunque sia la strada scelta, l’educazione rimane il più potente strumento di trasformazione della nostra coscienza, il mezzo per esprimere la nostra vera essenza. È attraverso l’educazione che fin dalla nascita riceviamo programmi che diventano parte di noi, programmi che spesso limitando i nostri talenti, ed offuscando la luce che è in noi. Ed è attraverso l’educazione che possiamo liberarci di questi programmi, trovare il coraggio di manifestarci pienamente in questa vita e regalare al mondo i doni che abbiamo dentro di noi. È attraverso l’educazione che possiamo rafforzare i vincoli sociali e percorrere strade non violente per la risoluzione dei conflitti.

È grazie all’educazione che possiamo sperimentare la resilienza ed andare verso la transizione!

Antonio