Roma, 28 Gennaio

Non è possibile pretendere di educare qualcun altro.
Crediamo di esseri maestri di qualcosa,
di avere più conoscenze, più esperienze,
più abilità di qualcun altro e
ci sentiamo in diritto
di trasformarci in insegnanti, in guide.
Crediamo di essere così illuminati
da riuscire a migliorare la vita di altre persone.

È invece, l’unica cosa che possiamo fare
è osservare, osservarci,
costruire uno scambio di saperi,
sensazioni,
sapori.

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La vita è un flusso
permanente
di storie,
che ci trasformano
ogni volta che le raccontiamo.

Ed il racconto
è di per sé
fonte di apprendimento,
ponte per la costruzione di legami,
strumento per la gestione di conflitti.

Raccontare delle storie è una maniera potente di sopravvivere al silenzio. Il silenzio presente nelle nostre strade, nelle nostre società, sul luogo di lavoro, nelle nostre scuole, nelle nostre famiglie, nel nostro cuore.

Antonio