Monzuno, 12 Giugno

Vivo, insieme alla mia famiglia, tra le bellissime montagne dell’appennino, all’interno di un pezzo di terra di cui ho l’onore di essere l’ospite ed il guardiano. Per svolgere questo lavoro ogni tanto chiamo in aiuto il mio decespugliatore. Senza di lui non potrei lavorare, non potrei trasformare la vegetazione intorno a me e creare una relazione armonica con gli alberi, gli animali e gli altri abitanti del bosco.

Anche lui, il decespugliatore, senza di me non avrebbe alcun senso di esistere. Ha bisogno di me per ricevere il cocktail di benzina e olio che gli fornisce energia vitale. Per essere coccolato e aggiustato ogni volta che ne ha bisogno. A parte questo, il mio decespugliatore è sempre pronto all’azione, forte e penetrante.

Ha solo una mancanza! Non distingue ciò che deve essere tagliato da ciò che deve rimanere. Più volte ho provato a spiegarglielo e mi sono reso conto che parlare con lui non funziona! Allora ho provato ad usare il metodo del castigo. Un giorno si è permesso di tagliare dei teneri germogli e una rosa in fiore! Ho deciso di lasciarlo in riposo forzato per un mese. Ma neanche questa misura ha funzionato. Il suo riposo forzato ha causato la proliferazione di tutta quella vegetazione a rapidissima crescita che io volevo eliminare. Dopo un mese di pioggia e caldo il giardino si era trasformato in una bellissima selva tropicale sotto la quale era sepolta la mia casa.

Alla fine gli ho proposto una conversazione. Gli ho spiegato che, se lui ha bisogno di me per fare il suo lavoro, io ho bisogno di lui per fare Arte. Mi ha chiesto cosa intendevo con la parola Arte. Gli ho risposto che l’Arte è quell’azione che genera bellezza. Era interessato alla conversazione. Mi ha chiesto di dirgli di più. Gli ho spiegato che per generare bellezza abbiamo bisogno l’uno dell’altro. Io della sua potenza e della sua resistenza. Lui della mia sensibilità, della mia capacità di selezionare ciò che bisogna tagliare da ciò che non bisogna tagliare. Perchè solo insieme possiamo creare qualcosa di utile e di bello. Solo se riusciremo a comunicare e a comprenderci potremo costruire una bellezza condivisa da entrambi e cambiare quel pezzetto di mondo che è il nostro giardino!

La relazione (che, lo riconosco, è del tutto speciale) col mio decespugliatore è una metafora della vita. Quando ci troviamo all’interno di un conflitto spesso scegliamo la non-comunicazione, il silenzio, la presa di potere o la fuga. Ci accade in famiglia, a scuola, al lavoro o tra amici. Spesso scegliamo di usare un decespugliatore emozionale che eradichi tutti i nostri stati d’animo rendendoci incapaci di esprimerli. Scegliamo di diserbare il nostro cuore, in modo che eviti di manifestare le sue pulsazioni. Siamo incapaci di metterci in gioco, di esprimerci in maniera creativa, di parlare e agire a partire da ciò che sentiamo all’altezza del petto! Abbiamo paura di perdere il controllo, di lasciare che le nostre emozioni crescano in maniera icontrollata.

È ora di iniziare a riconoscere le emozioni, a sentirle, selezionarle, e sfoltirle tutte le volte che ne abbiamo la necessità. È ora di concepire la bellezza come figlia del nostro Cuore e come strumento di cambiamento. È ora di ricordare che per vivere una vita piena dobbiamo attivare entrambi gli emisferi del nostro cervello, quello razionale e quello creativo.

Lasciare che le emozioni proliferino in maniera incontrollata nel giardino della nostra AvventurVita è un rischio. Potrebbero continuare a espandersi e dare spazio alla sofferenza senza via d’uscita. Ma eliminare tutte le emozioni significa scegliere il grigiume e la monotonia.

Per quanto mi riguarda, non c’è altra strada che diventare giardiniere di emozioni! Ho bisogno di mantenere la biodiversità emozionale in ogni ambito della mia vita. Perché le emozioni sono la scintilla della creatività, dell’arte e della bellezza. E la bellezza è sorpresa, è stupore, è la magia che cambia il mondo!

Antonio

 

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