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Ciao, sono Antonio Graziano e tra qualche riga ti racconterò la mia storia.

Ma prima voglio dirti che ho ideato il Teatro della Tenerezza nel 2015 dopo 20 anni di esperienza nel territorio di confine tra Educazione, Arte e Autoconoscenza.

Lavoro con il Teatro Sociale (Teatro dell’Oppresso, Teatro Playback/Teatro Spontaneo e Psicodramma) contaminandolo con Meditazioni e Rituali.

Perchè l’Arte. L’Arte è creatività. Creatività è poter elaborare risposte nuove ai problemi che incontriamo lungo il cammino. Arte è la possibilità di esprimerci e di entrare in comunicazione. Arte è creare relazioni.

Perchè l’Educazione. L’Educazione è lo strumento per scoprire i nostri talenti e costruire saperi collettivi. L’Educazione è la possibilità di condividere conoscenze ed esperienze. E’ camminare insieme verso il cambiamento.

Perchè l’Autoconoscenza. L’Autoconoscenza è prendere coscienza delle nostre ferite, scoprire il nostro potere personale ed affrontare i nostri conflitti. L’Autoconoscenza è uno strumento per aggiungere i nostri sogni ed essere Attori ed Attrici del cambiamento.

Il mio mantra, la frase che guida la mia vita e che propongo ad ogni persona che incontro lungo il cammino è

Inizia il Cambiamento, Cambia la tua Vita, cambia il Mondo, con il Cuore al Centro.

Un pò della mia storia

Sono di origini napoletane e porto con me il ribollire di una terra vulcanica, piena di contraddizioni e di bellezza. Ho vissuto 10 anni in America Latina ed ho messo in discussione ciò che ho appreso nei primi 40 anni della mia vita in relazione al lavoro, alle relazioni personali ed a come noi esseri umani costruiamo la felicità. Nella vita ho interpretato tanti personaggi che oggi sono parte di me. Sono stato bambino, studente, sognatore, insegnante, educatore teatrale, viaggiatore,volontario, cooperante, fotografo, giornalista e poeta. Sono stato figlio, fratello, amante e padre. Da tanti anni non vivo più nella mia terra natale ma porto con me ciò che ho imparato dai miei genitori. Da mia madre, Mariagiuseppina, la ricerca della tenerezza in tutte le relazioni e la passione per l’educazione. Da mio padre Raimondo: l’apertura nell’incontro con l’altro e la perserveranza nel raggiungere i miei obiettivi

Come sono cresciuto

Da piccolo sono entrato nei boy scouts, da cui ho appresso l’autonomia, l’amore per la madre terra e la vita comunitaria. Nell’adolescenza la poesia mi ha accompagnato durante i momenti di profonda introspezione e ha dato voce alla mia solitudine. Federico Garrcìa Lorca è diventato il mio grande amore che non mi ha mai abbandonato. A partire dagli anni dell’università nella mia testa si è incrostato uno strano programma che mi diceva che studiando ed accumulando titoli avrei potuto avere tutto quello che desideravo ed essere felice. Studiavo giorno e notte, anche se il più delle volte quello che studiavo mi annoiava tanto ma dovevo laurearmi presto! Sono diventato biologo ed insegnate e poi ho studiato marketing, comunicazione e sociologia. Durante le vacanze riuscivo a lasciar andare tutto ed ho viaggiato per mesi in giro per l’Europa con lo zaino sulle spalle e poi come volontario ed osservatore dei diritti umani nei Balcani, in Medio Oriente ed in America Centrale. Ma non mi bastava. Volevo viaggiare di più, più a lungo e più lontano.

America Latina

Dopo lo studio, la cooperazione internazionale era il mio nuovo miraggio. Credevo che a partire da lì avrei potuto avere davvero tutto: fare soldi, viaggiare, avere tante donne e salvare il mondo. Ho vinto una borsa di studio e sono partito per l’Uruguay per collaborare con l’UNESCO ed altre agenzie e programmi dell’ONU. I primi anni nel nuovo continente sono stati di grande conflitto interiore. Ero depresso perchè spesso chiuso in un ufficio, ingabbiato dalla burocrazia delle organizzazioni internazionali. Ero felice quando incontravo tante persone eccezionali, conoscevo tanti progetti e luoghi interessanti. Come funzionario dell’ONU, ho scoperto che il mio ruolo mi permetteva di avere voce di fronte alla gente. Ho compreso il grande potere di parlare in pubblico. Potevo confezionare qualsiasi messaggio ed essere ascoltato. Ma era tanta la frustrazione quando mi accorgevo che ciò che dicevo era lontano dai bisogni reali della gente, di chi aveva bisogno di un pezzo di terra per sopravvivere, di chi viveva in una baracca di lamiera o aveva la propria casa nel cuore di una discarica. Con me avevo tutto e niente. Mi sono chiesto “come posso contribuire veramente a cambiare il mondo, a cambiare la vita della gente?”.

Arte ed Educazione

Un giorno Michela, la mia più cara amica, che è maestra ed educatrice, mi è venuta a trovare dall’Italia durante il suo viaggio di nozze e mi ha fatto un regalo stupendo. Passeggiando per le strade di Buenos Aires, mi ha regalato un libro: “Pedagogia della Speranza” di Paulo Freire, fondatore dell’educazione popolare. Freire parla dell’importanza di eliminare l’educazione bancaria presente nelle nostre società, quell’educazione che custodisce nella testa delle persone, come in una cassa forte, dei saperi a loro inutili, ma che vengono utilizzati per generare attività produttive che rispondono ad un sistema globale di dominazione. Freire propone, in alternativa, un’educazione fatta di relazioni orizzontali e di condivisione di saperi, perché tutti possiamo essere educatori ed educandi. Mi si è aperto un nuovo mondo davanti! Ho avuto il privilegio di conoscere varie proposte ispirate all’educazione popolare in tutto continente fino ad arrivare al Teatro dell’Oppresso di Agusto Boal. Ricordo che durante il primo laboratorio di Teatro dell’Oppresso ho trascorso due ore ridendo, in estasi totale! Il mio corpo faceva cose che non aveva mai fatto prima. Esprimeva emozioni con immagini e movimento. Entrava in relazione con altre persone mediante suoni e smorfie. Grazie alla magia del Teatro, giocavo ad interpretare personaggi della vita reale. Ancora una volta, ho detto a me stesso “ora sì, ho trovato la ricetta della felicità!”. Volevo unire la mia esperienza, la mia formazione e le mie relazioni con l’arte partecipativa. Ho iniziato dei progetti di comunicazione partecipativa per il diritto all’acqua con il coinvolgimento di Italia, Brasile ed Uruguay. All’inizio i progetti erano piccoli, su base volontaria, ed insieme al team che coordinavo abbiamo realizzato laboratori e documentari comunitari di alto livello. Poi sono arrivati più soldi, ed è stato un disastro! Difficoltà nell’amministrare risorse economiche, persone ed attività, problemi nel concludere i progetti in corso mi hanno mostrato che inseguivo all’esterno ciò che non trovavo dentro di me. Mi sono chiesto “cosa mi fa veramente felice?”.

La ricerca interiore

In quell’istante è iniziato il momento più doloroso della mia vita. All’improvviso è accaduto qualcosa a cui non ero preparato, qualcosa di fronte alla quale diventava inutile qualsiasi titolo di studio, conto in banca o esperienza lavorativa. Qualcosa che ha aperto una ferita immensa dentro di me ed a cui non sapevo come rispondere. Una mattina, tornando a casa dal lavoro, mio fratello Fabio ha avuto avuto un incidente stradale. A causa delle lesioni riportate, è rimasto in stato vegetativo. Sono stato assalito dallo sgomento è dal caos. Dopo aver stretto la sua mano per mesi, chiedendogli di comunicare con me in qualsiasi maniera, mi ostinavo a cercare di entrare in contatto con lui. Ma non accadeva niente! Ho iniziato un cammino di ricerca interiore che mi ha avvicinato alla meditazione, alla presence in stillness, al reiki, alla lettura dell’aura ed allo psicodramma. Nessuna di queste pratiche ha permesso che Fabio tornasse come prima, che parlasse con me o mandasse dei messaggi comprensibili dalla mia mente. Ho compreso che il mio dolore non avrebbe contribuito a cambiare le cose. Se le cose non potevano essere cambiate, doveva cambiare qualcosa dentro di me. Ho capito che non importa ciò che mi accade nella vita, ma piuttosto come io reagisco a ciò che accade. Come tutti gli esseri umani, sono venuto al mondo per essere felice. L’unico luogo dove posso trovare la felicità è il mio cuore. Gli eventi che accadono sono degli insegnamenti. Se accetto il messaggio che portano, troverò la maniera per trasformare le mie ferite in luce e realizzare il mio cammino. Oggi Fabio è ancora nel suo letto, immobile ed indifeso come un bambino. Ogni giorno mi regala una parte sè. Una parte della sua forza, della sua gioia di vivere, del suo senso di giustizia, della sua solidarietà verso tutte le persone, della sua ironia, della sua bellezza. In suo onore, ho realizzato un progetto di arte collaborativa, “Fabio de Corazón”, a cui hanno partecipato artisti ed amici da tutto il mondo. Grazie Fratello!

Tenerezza e Comunità

Volevo salvare il mondo, ed ho scoperto che in realtà, in questa vita, posso salvare solo me stesso! Qualche anno dopo l’incidente di Fabio sono tornato in Italia, accolto dall’Ecovillaggio l’Alluce Verde. Dall’incontro tra arte, educazione ed autoconoscenza, è nato il progetto  Teatro della Tenerezza basato principalmente sul Teatro dell’Oppresso. Vivo sull’appennino emiliano, insieme alla mia compagna Abra ed a nostra figlia Arcoiris. Insieme ci chiediamo come creare delle comunità umane basate sull’Amore, la creatività, la tolleranza e la libertà, dei luoghi dove ciascuno possa realizzare tutti i propri sogni ed essere felice!